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Questa Pagina è una sorta di quaderno della vita quotidiana in Allevamento e delle varie stagioni di caccia che si sono susseguite sui rilievi appenninici ed anche in giro per il
 Mondo.
Inoltre, in basso, nella seconda metà della Pagina, troverete dei mie pensieri riguardanti l'Allevamento, la Cinotecnica,
la Genetica canina ecc.
 
Buona visione e lettura!
 

 
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SCRITTI VARI DI
SETTER MONTE CATRIA
 

UOMO E CANE, UN LEGAME SCRITTO NEI GENI

 

http://www.focus.it/ambiente/animali/uomo-e-cane-unamicizia-scritta-anche-nei-geni

 

 

 
01 febbraio 2017
 
Il link rimanda al sito  www.focus.it , fonte attendibilissima.
 
 

A PROPOSITO DELL'INFLUSSO DI AMBIENTE/ESPERIENZE/CLIMA/ALIMENTAZIONE ECC. SULLA FORMAZIONE/CONFIGURAZIONE DEL FENOTIPO IN AMBITO CINOFILO E CINOTECNICO

 

http://www.asi.it/it/news/il-dna-dei-gemelli-kelly

 

Di seguito alcune mie osservazioni.

Se la Scienza ufficiale suppone con fondatezza che l'Ambiente (inteso in senso lato, quindi clima, alimentazione, esperienze ecc., perciò nel nostro mondo della cinofilia venatoria anche educazione, addestramento, allenamento ecc.) può influire sulla natura e formazione dell'Individuo essendo causa addirittura di modifiche del DNA stesso, figurarsi se l'Ambiente non influisce nell'espressione/manifestazione del fenotipo! Cioè nella attitudine/inclinazione per questa o quella attività come, ad esempio, la caccia, che è il caso che a noi interessa.

E pensare che, nel mondo della Cinofilia Venatoria, c'è ancora chi crede ciecamente nell'onnipotenza del pedigree (mi è capitato recentissimamente anche in Gruppo di appassionati di caccia alla beccaccia): creduloni!

Il pedigree, se veritiero, è niente altro che  l'espressione grafica dell'albero genealogico, nulla di più!

Tuttavia ogni credulone può, come si suol dire, intravederci quello che più gli aggrada....e conviene!

 
 
01 febbraio 2017
 
Il link rimanda al sito dell'Agenzia Spaziale Italiana www.asi.it . 

 


APPUNTI SULL'OLFATTO DEL CANE

Che il cane possieda grandi capacità olfattive, infinitamente superiori a quelle dell'uomo è universalmente risaputo, anche da coloro che non ne hanno mai posseduto uno. Un cane senza olfatto sarebbe come un uomo privo della vista, anzi peggio, in quanto la funzione olfattiva è per lui il senso principale e prevalente su tutti gli altri. Ma da cosa gli deriva questa stupefacente capacità di annusare il mondo che lo circonda e di interpretare i suoi odori? Anzitutto dalla mobilità delle narici che gli consente di stabilire la direzione di provenienza di un odore e, in secondo luogo, dal “fiuto”, che potremmo definire come una peculiare modalità di respirazione, consistente in una serie di tre-sette sniffate, che gli permette di disgregare l'aria inalata. L'aria che viene così fiutata passa sopra una struttura ossea chiamata “sporgenza sub-etmoidale" (che l'uomo non possiede); l'area che si trova al di sopra di suddetta sporgenza non viene spazzata quando il cane espira e ciò fa sì che l'aria presente in questa zona rimanga a riposo, permettendo alle molecole odorose di depositarsi ed accumularsi sulla mucosa olfattoria. Questa, in un cane di taglia media, ha una superficie totale di circa 150 cmq. contro i 2-4 cmq. dell'uomo. La potenza olfattiva però non dipende solo dalla estensione della mucosa ma anche dal numero di cellule recettive per cmq. che nell'uomo sono circa 5.000.000 mentre in un pastore tedesco, per esempio, sono 220.000.000 e più. Inoltre, i cani sono in grado di distinguere 12 odori contemporaneamente e possono identificare una sostanza diluita fino a 1/10.000.000. Dalle narici l'aria, insieme agli odori, percorre la complessa struttura dei turbinati che hanno la funzione di incanalare il flusso e di indirizzarlo verso le regioni dei recettori olfattivi, cellule specializzate, fornite di ciglia immerse in uno strato di muco che ha la funzione di legare e concentrare la molecola odorosa; quando la concentrazione raggiunge un certo livello “soglia” (che nel cane è molto più basso che nell'uomo) il segnale dell'odore da chimico si trasforma in elettrico e tramite il nervo olfattorio viene inviato al cervello, in una zona chiamata ”bulbo olfattivo”. E' stato accertato che nel bulbo, il cane possiede un numero di cellule nervose almeno 40 volte superiore all'uomo!

E' da sottolineare che il collegamento tra i recettori olfattivi e il bulbo olfattivo è assicurato da fibre nervose finissime che, a livello della fronte, passano attraverso una piccola apertura chiamata ”membrana cribrosa” (per la sua somiglianza con un setaccio); un colpo molto forte ad altezza della fronte (es. in caso di incidente automobilistico) può provocare la rottura della membrana e conseguentemente delle fibre nervose. Il risultato è una “anosmia”, cioè l'impossibilità di percepire qualunque tipo di odore.
Nel naso è anche presente una piccola struttura (assente nell'uomo) chiamata “organo vomero-nasale o di Jacobson”, sede del cosiddetto "paraolfatto", che gli permette di percepire i ferormoni, sostanze che si trovano nelle secrezioni vaginali della femmina e che inducono il comportamento sessuale del maschio.
Se osserviamo due cani che si incontrano, notiamo che la prima cosa che fanno è annusarsi reciprocamente la zona anale, genitale e le orecchie. In tal modo, ciascuno raccoglie informazioni sull'altro: se è vecchio o giovane, maschio o femmina, in estro o no, sano o malato; e questo perchè nel cane la comunicazione con gli altri si realizza principalmente attraverso uno stimolo olfattivo che rappresenta un perfetto sistema di riconoscimento ed individualizzazione. Una volta acquisite le informazioni, queste verranno memorizzate e permetteranno un successivo riconoscimento tra i due anche a distanza di anni: nel cane infatti, il ricordo di un odore dura una vita intera.
Sicuramente, il comportamento più conosciuto è l'istinto di marcatura del territorio che spinge il cane a spargere il proprio odore su una vasta area facendo pipì molte volte e a piccoli spruzzi, in modo che tutti gli altri cani che passeranno dopo possano sentire il suo passaggio. Ma forse non è noto a tutti che il cane possiede delle ghiandole sudoripare a livello dei cuscinetti plantari e che, camminando, queste lasciano una “impronta odorosa” caratteristica ed individuale proprio come le impronte digitali dell'uomo. Ciò gli permette non solo di riconoscere il passaggio di altri cani nel territorio ma anche di dare a quella traccia una collocazione temporale, seppure approssimativa: tanto più la traccia olfattiva è debole tanto più è vecchia.
L'uomo ha cercato di sfruttare l'olfatto del cane in tutti i modi possibili, dato che in certe attività nessun strumento è riuscito ad eguagliarlo, prima tra tutte: la ricerca di persone scomparse, intesa come ricerca sia in superficie che in profondità (cioè sotto cumuli di neve o macerie).
Per seguire una pista il cane adotterà la tecnica del tracking e/o del trailing.
La prima consiste nel seguire la traccia che è formata non solo dall'odore personale di un individuo (sudore, sangue, urina, ecc.) ma anche dalle alterazioni d'odore ambientale provocate dal suo passaggio (per esempio il piede che schiaccia foglie e erba, liberando odore di clorofilla).
La seconda consiste nel seguire l'effluvio, cioè la scia di odori non personali che l'individuo lascia dietro di sé ( profumi, dopobarba, sostanze odorose attacate ai vestiti o alla suola delle scarpe, ecc.) che rimangono in sospensione nell'aria per un certo lasso di tempo per poi precipitare al suolo.
Il miglior cane da traccia è considerato il Bloodhound (in un Pastore tedesco, per esempio, l'invecchiamento di un odore su pista è di 4 ore, cioè dopo 4 ore non lo percepisce più; in un Bloodhound l'invecchiamento è di 24 ore), mentre cani come il Labrador, il Collie, il Pastore tedesco e altri sono preferiti come cani da ricerca o da soccorso poiché fiutano meglio gli effluvi che si alzano dalle macerie o dai cumuli di neve.
Opportunamente addestrato il cane è in grado di fiutare moltissime sostanze, dalla droga all'esplosivo o al tartufo. Sapete perchè i cani abbaiano contro quelle persone che più li temono? Perchè sono in grado di percepire i mutamenti dell'odore corporale provocati dalla scarica di adrenalina in risposta alla paura: il cosiddetto “odore della paura”; e poichè l'adrenalina viene prodotta dall'organismo durante gli attacchi di ira e aggressività, ecco che questo odore viene interpretato come indicativo di una possibile minaccia. Allo stesso modo ci sono cani che riescono a fiutare l'arrivo di una crisi in persone epilettiche e ad avvertirle con minuti di anticipo, abbaiando o guaiendo: in tal modo proteggono il loro proprietario da incidenti o ferite concomitanti all'attacco epilettico. Infatti, prima della crisi, l'organismo del paziente subisce dei cambiamenti chimici ed ormonali che modificano il suo odore e che il cane riconosce.
La vicenda della povera Yara Gambirasio ha visto nascere un nuovo soggetto: il “cane molecolare o da ricerca” specializzato in ricerca di cadaveri.
E' un compito estremamente arduo poiché si tratta di cercare cadaveri molto tempo dopo la morte e nonostante le alterazioni dovute a sepoltura, bruciatura, azione di acidi, ecc., ed in situazioni sfavorevoli (cadaveri in fondo a pozzi o sotto strati di fango o immersi in stagni ed altro), distinguendo, quando necessario, tra resti umani ed animali. Questo cane è in realtà un Bloodhound, cane da pista di sangue impiegato fin dal VII secolo nell'ambito venatorio per inseguire gli ungulati feriti (cervi o cinghiali).

E' un soggetto dotato di grande resistenza, dotato di un fiuto straordinario (grazie anche alla costruzione prismatica del cranio); tutte doti che gli permettono di seguire senza sforzo una pista su lunghe distanze e attraverso terreni accidentati. Cane in grado di ricoprire più terreno in assoluto rispetto a tutti gli altri segugi, fu utilizzato in America per la ricerca degli schiavi .E' notizia reale, poi, che ci sono cani addestrati a riconoscere, annusando l'urina dei pazienti, il cancro alla vescica ed altri che riconoscono il cancro al polmone dall'aria espirata ed altri ancora che sanno riconoscere un melanoma maligno, con una precisione e rapidità superiore a quella di uno specialista oncologo.

 

 

 

 

 
 
13 gennaio 2017
 
Scritto tratto da websites di interesse scientifico e di medicina veterinaria. 

 


A PROPOSITO DI MORFOLOGIA DELLO SCHELETRO IN RELAZIONE ALLO STILE DI RAZZA NEL SETTER INGLESE

(Da alcuni miei commenti nei forum del web 
sul social network Facebook).


Questo qui sotto è uno dei miei commenti.
 

Riguardo a :  "Lo stile è anche la facilità del movimento ecc."  fino a "di conseguenza di un miglior rendimento", sempre per essere il più stringato possibile, non vi è alcuna evidenza scientifica che la sola "corretta costruzione" (intesa in primo luogo come struttura scheletrica con dimensioni, proporzioni ed angolazioni ben determinate secondo i dettami dello Standard) possa garantire una maggiore efficienza energetica e/o "resistenza allo sforzo".

Ciò potrebbe essere vero, ragionando però al limite della logica, per un determinato e specifico "terreno" (ad es. la brughiera delle High Lands) che richiede (o si suppone richieda, ciò da logica suffragato) una altrettanto determinata e specifica "complessione fisica". Per semplificare con una metafora: per un determinato e specifico "percorso" può essere logico "progettare" un determinato e specifico "assetto ideale" della macchina; questo ragionamento intendo abbiano inteso fare i Padri della razza Setter Inglese.

La medesima macchina, con quel determinato e specifico "assetto", potrebbe risultare non più "ideale" su un diverso "percorso", quantunque si dimostri ancorché "valida".
Una "corretta costruzione scheletrica" può assicurare semplicemente un movimento correlato, corrispondente a quella determinata "corretta costruzione" che lo Standard ha prescritto; e magari tale conforme movimento potrà protrarsi nel tempo se supportato ANCHE da quanto più sotto riportato, nulla più. A voler dire, per semplificare, che un movimento corretto si manterrà tale nel tempo se ANCHE gli altri organi ed apparati dell'organismo in analisi, compresa la psiche intesa in senso lato, sono idonei alla funzione. Se questi non fossero idonei, potrebbero anche limitare/impedire l'effetto finale da Noi appassionati tanto ricercato: il bel e duraturo movimento di un Setter Inglese.
Per i fini dell'efficienza energetica e resistenza agli sforzi è doveroso, quantomeno, far riferimento alle Scienze dello Sport (valgono sicuramente per l'Uomo, ma è estremamente probabile, oltre che logica, l'estensione di tali concetti medico-scientifici a tanti altri mammiferi, cane compreso), che ormai ben hanno definito le caratteristiche e le esigenze fisiologiche, ad esempio, dei cosiddetti "sforzi brevi" ed anche degli"sforzi prolungati", i primi anaerobici (un turno di una Prova di Lavoro, con le frequenti interruzioni che di solito si verificano, può considerarsi pressappoco una serie di sforzi anaerobici intervallati da brevi fasi di recupero), i secondi aerobici ( la classica intera giornata di caccia).
Ebbene, è la Scienza che ci indica chiaramente che gli "sforzi brevi" richiedono "costituzione", "fisiologia", "metabolismo" ecc., sia degli organi sia degli apparati, differenti da quelli propri di un cosiddetto "sforzo prolungato". L'apparato muscolo-scheletrico è indubbiamente importante ma, tra gli altri, in particolare l'apparato cardio-vascolare e respiratorio è fondamentale per l'aerobico, ad esempio; il fegato, invece, lo è per l'anaerobico. Uno "sprinter" è costituzionalmente e fisiologicamente diverso da un "maratoneta", ce lo indica le Scienze dello Sport, Medicina in prima fila.

Senza per nulla trascurare - anzi, si rivelano sempre più importanti con il progredire di test e conoscenze - l'alimentazione, l'allenamento fisico e soprattutto quello psichico! Per portare sempre più avanti nel tempo la soglia del collasso fisico da sforzo!

Infine, tornando al testo da commentare, "L'avidità dell'azione ecc.", a mio modo di vedere, non compensa nulla, ma può semplicemente generare una maggiore velocità della cerca con l'effetto di mascherare/confondere un movimento "corretto" con uno "non corretto", che tale resterà - cioè "corretto" oppure "non corretto" - se il giudice è in grado di rilevarlo. La fatica può insorgere indipendentemente da costruzioni scheletriche conformi o non conformi allo Standard; estremamente più probabili saranno invece, quali cause di affaticamento, quelle di ordine organico e metabolico suddette. Come al solito, tutto ciò al netto di malattie e malformazioni.

 
27 dicembre 2013
 
 
 
Commento tratto da alcuni miei post sul Gruppo di Facebook GRUPPO ALLEVATORI CINOFILI AMATORIALI:
 
 
 

 
OGGI METTO IN EVIDENZA UNA LETTURA CONSIGLIATA PER APPASSIONATI DI GENETICA DEL CANE IN ALLEVAMENTO
 
L'e-book con titolo "Elementi di genetica del cane", edito in ottobre 2005, è rintracciabile digitando il seguente indirizzo web: eprints.adm.unipi.it/113/ 

L'Autore è Roberto Leotta, Professore Associato di "Zootecnica Generale e Miglioramento Genetico" presso il Dipartimento di Produzioni Animali dell’Università di Pisa, facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa.

 

 

 

Queste sotto riportate sono le mie considerazioni riguardo all'interessantissimo libro.

L'e-book è tutto sommato di abbordabile lettura e comprensione. Nella PARTE PRIMA segnalo come curiosi, interessanti ed esplicativi (ma non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire!) alcuni capitoli e paragrafi di facilissima comprensione tipo : "Cenni storici : la genetica e il miglioramento genetico", "Domesticazione" - al proposito l'Autore scrive che "da questi studi emerge che i ‘sistemi genetici neurotrasmettitori’ sono il bersaglio della pressione selettiva per il comportamento", praticamente tutto qui per l'aspetto attitudinale/lavoro - , "Credenze errate e idee antiquate in genetica animale" - al proposito l'Autore scrive che la "prepotenza" maschile dello stallone è una favola! -.

Nella PARTE SECONDA segnalo come interessanti i seguenti capitoli:"Espressività variabile", "Fenocopie ed effetti ambientali".

Pochissimo o punto il riferimento ad aspetti attitudinali (nell'e-book definiti "performances"), ossia l'attitudine venatoria per quanto di Nostro interesse quali Cacciatori.

Infine, se la PARTE TERZA è interamente dedicata ai soli aspetti morfologici del colore del mantello, un motivo ci sarà pure! Credo che tale motivo sia proprio quello che, appunto relativamente alle "performances" trattate in questa Parte Terza, l'incidenza dell'ambiente, educazione, addestramento ecc. siano molto, molto importanti, praticamente fondamentali, essenziali.

Quindi, se qualcuno Vi raccontasse di essere depositario del segreto alchimistico per ottenere dei Campioni di Lavoro (sia per Caccia sia per Prove di Lavoro) "a tavolino", consigliate loro di leggere prima, anche per sommi capi, l'e-book di cui sopra....

 
22 settembre 2013
 
 
Commento tratto da alcune mie note del profilo personale di Facebook:
 
 
 

 
RIFLESSIONI DI ZOOGNOSTICA E CINOGNOSTICA
IN ALLEVAMENTO:
la rottura dell'undicesima vertebra

 

Se ben ricordo da letture del passato di Zoognostica/Cinognostica, autore il Gorrieri o giù di lì, quella che si suol definire la “rottura/frattura dell'undicesima vertebra” è una definizione non corretta o, meglio, impropria, poiché, fatte salve malformazioni manifeste da trauma ecc., tutte le vertebre sono perfettamente normali, e ciò risulta ovvio, si dirà. In pratica si tratta, o si dovrebbe trattare - ma credo di ricordare bene - piuttosto di una “discontinuità del profilo dorsale” nel punto dell'undicesima vertebra. Le cause dell'apparire di questa discontinuità di profilo non sono appunto fratture/rotture/spezzature, da cui l'impropria definizione molto diffusa, ma sono bensì un garrese “alto e corto” (anziché “alto e lungo”, che è quello ottimale) ed un muscolo gran dorsale che anziché essere lungo è invece corto, in pratica sviluppato in modo insufficiente. Se si combinano e sommano questi due difetti, il salto dorsale tra l’11° vertebra e l’apofisi spinosa del garrese sarà molto più marcato.
Ora bisogna chiedersi quando il garrese è “alto e corto”: in pratica tutto dipende dalla scarsa inclinazione (di fatto perpendicolare, o quasi, alla linea del terreno anziché inclinata di un angolo positivo) dell'ultima apofisi spinosa del garrese che, essendo appunto perpendicolare e non inclinata come invece dovrebbe essere, accentua notevolmente il salto con la più vicina vertebra dorsale interrompendo la linea di continuità del profilo, che sarebbe invece nella norma se le apofisi fossero giustamente inclinate. Come si diceva, se si è anche in presenza di un muscolo gran dorsale insufficientemente sviluppato, si ha una sorta di “compressione” ulteriore ed anomala del segmento garrese-dorso che accentuerà ancor di più il salto.

Per sintetizzare alla grande, e quindi venendo al moto del setter (ma credo che valga anche per tante altre Razze) che accusa la cosiddetta “frattura dell'undicesima vertebra”, per questioni di Meccanica Animale (che non è proprio la stessa cosa della Meccanica Razionale della Fisica Generale, ma gli è "parente stretta" per i principi di leverismo che generano e governano il moto) bisogna dire che grande importanza ha il garrese in quanto è la zona dove convergono gruppi importanti di muscoli che provengono dal collo/cervicale e dalla groppa. Queste “forze”, agendo sulla massa testa–collo e sull’irrigidimento della colonna dorso–lombare, potranno trasmettere integralmente l’impulso generato dal posteriore.
Ma se il garrese è "alto e corto" (a questo difetto, di solito, si somma anche quello della larghezza della regione garrese), anziché "alto e lungo" come dovrebbe essere, allora, avendo i processi spinosi delle vertebre più corti, il cane è soggetto ad un eccessivo e repentino abbassamento della convessità della regione lombare; in pratica “si abbassa sul posteriore” e, per reazione e necessità di riequilibrio, non può che sollevare la massa testa-collo sia nella postura di stazionamento sia nel portamento in moto. Ne segue anche un'apertura e sollevamento maggiore degli arti/piedi anteriori durante il galoppo. Si verifica inoltre un riposizionamento delle masse con una modestissima rotazione intorno al centro di massa che, appunto per tale rotazione delle masse, lo stesso centro di massa dovrebbe quantomeno arretrare verso lato coda, se non anche alzarsi leggermente rispetto alla quota 0 del terreno. In definitiva, poiché possiamo considerare praticamente coincidenti centro di massa e baricentro, ne risulterebbe un movimento leggermente più “in piedi” e “rampante” con l'anteriore, per dirla breve. Un sorta di portamento “a giraffa” o “a iena”, se mi è consentito ardire, ma questi raffronti sono ovviamente null'altro che una mia licenza simbolica. Ho parlato di centro di massa, anziché di baricentro, per cercare di favorire la raffigurazione delle varie masse in gioco quali testa-collo, treno anteriore, treno posteriore, coda. Sono concetti molto semplici, ma un po' complicati da descrivere senza l'ausilio di schemi e disegni.
In ogni caso, tutto quanto sopra in riferimento alla “rottura dell'undicesima vertebra”, sono sempre conformazioni,

posture e portamenti difettosi.

Probabilmente sono molto accattivanti e belli a vedersi nel turno di 10 o 15 minuti, ma altrettanto molto probabilmente, ed a causa dei due difetti di conformazione quali garrese alto, corto, largo e muscolo gran dorsale non sufficientemente sviluppato, poco rassicuranti quanto a resistenza/fondo.
Per le mie esperienze ho osservato più spesso qualche pointers con tale difetto (uno, me lo ricordo benissimo, me lo fece notare tanti anni fa il gentilissimo Maresciallo Frezzotti Giorgio con i Suoi pointers dei Diavoli Volanti; peraltro era, comunque, un bellissimo soggetto), pochissimi setters; in tutti i casi non ho potuto rilevare un vantaggio funzionale apprezzabile o, quantomeno, non me ne sono accorto.

 
02 febbraio 2013
 
 
 
Commento tratto da alcuni miei post sul Gruppo di Facebook SETTER E POINTER CLASS:  http://www.facebook.com/groups/239600222810127/
  



 
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